google.com, pub-4358400797418858, DIRECT, f08c47fec0942fa0 ILCREAVIAGGI: Sardegna: Le dune di Piscinas Marina di Arbus google.com, pub-4358400797418858, DIRECT, f08c47fec0942fa0

Sardegna: Le dune di Piscinas Marina di Arbus

Le dune di Piscinas rappresentano un unicum sia in Italia, sia in Europa: si tratta delle dune più estesedi tutto il continente, con la presenza inoltre delle quote più elevate raggiunte da questa particolare e spettacolare formazione eolica, le cui creste sorpassano anche i 100 metri di altezza.
La presenza delle dune conferisce al paesaggio un particolare aspetto desertico, magico ed attraente.
Avventurarsi al loro interno significa immergersi in un assordante silenzio, significa riscoprire sé stessi, significa calarsi in quella natura da cui ci si allontana nella vita quotidiana di cittadino.
La spettacolarità del paesaggio è ancora più amplificata se si giunge sul luogo arrivando da Nord, percorrendo la strada litoranea: le dune appaiono come all’improvviso, immense, davanti agli occhi, e a poco a poco, scendendo dapprima lungo una strada sterrata, poi guadando le rosse acque del Rio Piscinas (sempre che la stagione sia stata generosa con le precipitazioni), si giunge nel cuore di questo sistema, costituito da molteplici elementi.
La maggior parte delle dune non è più mobile, ma è fissata dalla vegetazione, rappresentata dalla macchia mediterranea. Su di esse quindi ha in iniziato a formarsi un vero suolo. L’alternanza della vegetazione e delle sabbie eoliche conferisce una certa armonia al paesaggio, con lingue di sabbia che ora scompaiono, ora riappaiono.
Il fattore dominante su questa area è il forte vento di Maestrale: le creste delle dune si allineano prevalentemente seguendo questa direzione. Il vento fa muovere in avanti la parte centrale della duna, creando per deflazione una conca depressa sul lato interno dell’arco dunare. La forma, l’altezza e l’estensione di queste dune costiere dipendono dalla direzione dei venti dominanti, e dalla disponibilità di sabbia, nonché dalla vegetazione: come le piante psammofile attecchiscono, queste collaborano alla stabilizzazione della duna, impedendone l’avanzamento verso l’entroterra; successivamente, se il suolo si sviluppa in modo continuo, l’evoluzione delle dune può essere arrestata completamente.
Il Maestrale disegna il paesaggio agendo anche sulla vegetazione, oltre che sulle montagne di sabbia, piegando gli alberi che incontra sul suo cammino: superbi esemplari di ginepro, pianta odorosa e resistente per eccellenza, sembrano inginocchiarsi alla potenza del vento.
La deflazione eolica si esplica nella presenza di estesi pavimenti di detrito, posti in posizione antistante le dune: su di essi l’azione del vento è ben evidente, in quanto prende in carico il materiale di sua competenza, e lascia sulla superficie il materiale più grossolano, rappresentato da ciottoli e ciottoletti con dimensioni variabili tra qualche millimetro e il centimetro circa, più o meno arrotondati a seconda del punto preso in considerazione.
I pavimenti di deflazione eolica si intersecano e si fondano con gli alvei del Rio Piscinas e del Rio Naracauli. In prossimità delle foci i letti di piena dei due corsi d’acqua sono abbastanza ampi, larghi fino a 200 metri, e colmati da sedimenti molto fini (limi e sabbie finissime), sui quali il letto di magra forma una successione di meandri, divagando poi sulla spiaggia.
Gran parte del materiale trasportato dai corsi d’acqua è rappresentato da residui di laveria delle miniere di Montevecchio, Ingurtosu e Gennamari, poste più a monte. Si tratta appunto di un materiale finissimo, di colore per lo più rossastro (ma non mancano improbabili colorazioni sul viola soprattutto per quanto riguarda il Rio Piscinas). Anche questo materiale è soggetto alla deflazione eolica: anch’esso viene preso in carico dal vento e anch’esso va a formare le dune, che risultano in questo modo contaminate.
Tutta l’area è situata in un contesto di rara bellezza, immersa in una natura selvaggia. Numerosissime sono le specie animali e vegetali presenti nella zona, soprattutto spostandosi verso il Monte Arcuentu, il caratteristico monte dal profilo di uomo dormiente. Sia sufficiente l’esempio del Cervo Sardo, che nelle giornate più tranquille si avventura in mezzo alle dune, ed è come un miraggio in un deserto, uno spettacolo senza pari.
Di notevole interesse sono poi i siti minerari, come Montevecchio, Ingurtosu, Naracauli, tutti luoghi carichi emotivamente e storicamente, ormai integrati in un paesaggio trasformato, che farà parte del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto dall’UNESCO.

di  Bruno Uccheddu
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